#04 SACHA TURCHI

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PROJECT ROOM #04
SACHA TURCHI
18.04.2017 | 13.05.2017

Trādĕre, dal latino: tramandare, offrire, trasmettere… ma il suono persuade l’orecchio italiano ad ascoltare altro…

Una mostra “leggera”, la definisce l’artista. “Opere con un peso impalpabile.”
Bambole si poggiano delicate al suolo, ricoprendolo; un sentore di lavanda le avvolge.
Attraverso una consistenza vaporosa e una percezione lieve, Sacha ci rivela temi consistenti.

Di generazione in generazione si tramandavano virtù e racconti, arricchendo col tempo corredi che sarebbero stati la dote di bambine e future donne.
Questi corredi portatori di storie, una volta logori, divenivano scampoli per creare bambole di pezza: dagide di bambine e future donne che sarebbero diventate nuovamente madri di altre figlie-bambole.

L’artista lavora a questo progetto con chiare intenzioni di raccontare una storia ripercorrendola attentamente sin dall’inizio. Ricerca donne/nonne che possano donargli tessuti di corredi passati, li accumula, li lava, e pian piano, una ad una, crea bambole di pezza come fossero singole trame riunite ad unificare e completare un percorso.
Circa 200 dagide di diverse dimensioni, disposte una accanto all’altra, sono gli elementi caratterizzanti la project room di Sacha Turchi.

L’installazione viene accompagnata da una scultura a parete, il suo nome è SPONGIA.
Spongia è legata alla figura della donna e alla sua storia culturale e famigliare. La sua forma nasce da un fiore, ma anche dalla ricerca di un equazione tra il movimento dei follicoli nelle ovaie e la riproduzione meiotica delle piante. I materiali che la compongono sono dalla parte bassa della scultura, gli stessi materiali che costituiscono le ossa: con il 68% per cento di calcio. Trattenendo la stessa base di calcio, il materiale muta, diventando la scheletrizzazione del corallo (fossile di corallo). Il corallo, nasce da piccoli organismi che pian piano popolano una vasta struttura corallina come fossero una grande colonia, metafora del sistema famigliare.
Spongia è una struttura, una macchina costruita a misura d’uomo che idealmente permetterebbe ad esso di aprirsi afferrandosi ad essa. Le braccia si tengono a due maniglie e la macchina schiudendosi, esattamente come farebbe un fiore, schiude anche il petto della persona (parte dedita al rapporto sociale).

“Essere consapevoli del passato ci rende coscienti nel presente” spiega l’artista, “questa storia ha simboli antichi, semplici, riconoscibili. Oggi i simboli sono nuovi e più difficili da identificare, ma la storia permane, lavorando in incognito”.

TRADERE è una narrazione che segue il ritmo lento dell’evoluzione, degli schemi che si perpetuano per generazioni, schemi di sviluppo e crescita individuale, di eredità femminile e trasmissione di beni e valori per raccontare al fruitore nuove possibilità evolutive.

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